GEAB N.60 – Crisi sistemica globale – USA 2012/2016: un paese insolvente ed ingovernabile

Articolo di Felice Capretta * Link

Grazie come sempre all’affezionatissimo Franco per la traduzione. Ecco a voi il Geab 60 in italiano.

Come preannunciato nel GEAB precedente, in questo numero presentiamo le nostre anticipazioni sui cambiamenti negli Stati Uniti per il periodo 2012-2016.

In questi cinque anni il Paese, epicentro della crisi sistemica globale e dal 1945 pilastro del sistema internazionale, attraverserà un periodo particolarmente tragico della propria storia.

Già oggi insolvente, diventerà anche ingovernabile determinando, per gli americani e per coloro che dipendono dagli Stati Uniti, violenti e distruttivi shock economici, finanziari, monetari, geopolitici e sociali.Se gli Stati Uniti sono già oggi molto diversi dalla “super-potenza” del 2006, l’anno della pubblicazione del primo GEAB, che annunciava la crisi sistemica globale e la fine dell’onnipotenza degli Stati Uniti, i cambiamenti che ci aspettiamo per il periodo 2012-2016 sono ancora più importanti, e trasformeranno radicalmente il sistema istituzionale di questo paese, il suo tessuto sociale ed il suo peso economico e finanziario.

Inoltre, e come sempre ad ogni Dicembre, valutiamo le nostre anticipazioni per l’anno appena passato. Questo esercizio, praticato troppo raramente dai think tanks, dagli esperti e dai media (1), è uno strumento che permette ai nostri abbonati (2), così come ai nostri ricercatori, di verificare se il nostro lavoro mantiene un alto valore aggiunto e se resta o meno a diretto contatto con la realtà. Quest’anno il nostro “punteggio” è leggermente migliorato, e LEAP/E2020 ha raggiunto un tasso di successo dell’82% nelle sue anticipazioni per il 2011…………..

In aggiunta, pubblichiamo le nostre dettagliate raccomandazioni sulle valute, sull’oro, sulle borse, ed inoltre sulle conseguenze dell’emarginazione del Regno Unito in seno all’UE (3), sulla Sterlina, sui Gilts (Gilt-edged securities, conosciuti anche come “gilts”, obbligazioni governative emesse in UK per conto del Tesoro, dal competente ufficio per la gestione del debito pubblico, ndt) e sul debito UK, ed inoltre formuliamo alcuni consigli riguardo lo sviluppo del sistema istituzionale americano (4).

In questo comunicato pubblico abbiamo scelto di presentare un estratto dalla nostra anticipazione sui cambiamenti negli Stati Uniti per il periodo 2012-2016. Ma prima di affrontare il caso americano, vorremmo riesaminare la situazione in Europa (5).

Dalla mancata dissezione di Eurolandia a quella del Regno Unito

Come anticipato dal nostro team, il vertice dell’UE a Bruxelles il 7/8 dello scorso Dicembre ha portato a due eventi fondamentali:

1. l’ulteriore integrazione di Eurolandia, con l’accelerazione ed il rafforzamento dell’integrazione finanziaria e di bilancio, e con l’avvio dell’integrazione fiscale (6). I governi dell’Eurozona, guidati dalla Germania, hanno confermato la loro disponibilità ad andare dritti verso il compimento di questo processo, a differenza delle chiacchiere degli anglosassoni e degli euroscettici che, negli ultimi due anni, avevano previsto l’abbandono dell’Euro da parte della Germania.

Allo stesso tempo Eurolandia ha rifiutato di seguire il percorso della Fed e della Banca d’Inghilterra, rifiutandosi di mettere in funzione le macchine per la stampa dei soldi (Quantitative Easing), fintanto che non fosse stata raggiunta, al suo interno, la disciplina di bilancio (7).

L’evidente fallimento dei QE negli Stati Uniti ed in Gran Bretagna (8), conferma l’importanza di questa scelta, che permetterà, alla fine del 2012, l’emissione degli Eurobond(9).

Al contrario, l’”assicurazione” che il caso greco (una “tassa volontaria” corrispondente ad un “haircut” del 50% per i creditori privati del Paese) resti un’eccezione, è una promessa che vincola solo chi è disposto a crederci. Tra l’altro, essa è stata sostenuta dal presidente francese, Nicolas Sarkozy, i cui concittadini sono ben consapevoli, dopo cinque anni che lo vedono in azione, di come i suoi impegni non abbiano alcun valore duraturo e siano sempre di natura tattica (10).

2. la duratura emarginazione (almeno 5 anni) del Regno Unito in seno all’Unione Europea, conferma che da ora in poi sarà davvero Eurolandia a portare avanti gli affari europei.

L’incapacità di David Cameron di raggruppare finanche due o tre soltanto degli “alleati tradizionali” del Regno Unito (11), illustra l’indebolimento strutturale della diplomazia britannica, e la generale mancanza di fiducia, in Europa, sulla capacità del Regno Unito di superare la crisi (12).

E’ anche un indicatore attendibile della perdita d’influenzadegli Stati Uniti nel continente europeo, poiché le scorrerie del Segretario al Tesoro Tim Geithner e del vicepresidente Joe Biden, pochi giorni prima del vertice, non sono servite a niente, e non hanno impedito il fallimento britannico ( 13).

Questo vertice in realtà è stato storico, ma non perché ha risolto i problemi finanziari e di bilancio europei.

Come avevamo anticipato nel Dicembre del 2010, e come la stessa Angela Merkel ha appena detto al Bundestag, il percorso di Eurolandia è lungo, complesso e caotico, ad immagine della strada percorsa per l’integrazione europea a partire dal 1950 (14).

Ma è tuttavia un cammino che rafforza il nostro continente, e che metterà Eurolandia al centro del mondo post-crisi (15). Se i mercati non sono contenti di questa realtà, il problema è loro. Essi continueranno a vedere i loro assets fantasma andare in fumo, le loro banche e gli hedge funds andare in bancarotta, e cercheranno invano di spingere verso l’alto i tassi d’interesse sul debito europeo (16), con il conseguente risultato che le Agenzie di Ratings anglosassoni hanno perso del tutto la loro credibilità (17).

Donazioni dei grandi hedge funds al Partito Conservatore Britannico (2001-2011)
Fonte: Financial Times, 12/2011

Questo vertice è stato storico perché conferma e velocizza il ritorno dei paesi fondatori dell’UEcome responsabili del progetto europeo, e perché dimostra che, lungi dall’assistere ad un collasso dell’Eurozona, il trattamento d’urto tentato da David Cameron, su disposizione dei finanzieri della City (18), si è tradotto in un’accelerazione della dissezione del Regno Unito (19).In aggiunta al confronto fra Liberaldemocratici e Conservatori, che la posizione di Cameron ha generato, minando ulteriormente una coalizione già davvero in cattiva forma, questa marginalizzazione britannica solleva una forte opposizione in Scozia e nel Galles, i cui leaders proclamano il loro attaccamento all’UE e, per quanto riguarda la Scozia (20), la sua volontà di aderire all’Euro, una volta che il processo d’indipendenza sia cominciato, intorno al 2014 (21).

E, ciliegina sulla torta, la collusione tra City e Governo Britannico è ora un argomento che si estende al di là dei confini del Regno Unito, e rafforza la determinazione del continente europeo a mettere finalmente sotto controllo questa entità “fuorilegge”. Come abbiamo descritto dal Dicembre del 2009, e dall’inizio degli attacchi contro Grecia ed Eurolandia, la City, allarmata dalle conseguenze della crisi nei riguardi delle normative europee, si è lanciata all’attacco di qualsiasi evoluzione di Eurolandia, mettendo il Partito Conservatore ed i media finanziari anglosassoni al proprio servizio (22). Il recente vertice di Bruxelles segna una grande sconfitta per la City, nell’ambito di questa guerra sempre più pubblica, che la espone tra l’altro al risentimento della maggioranza dei britannici, che non sono tanto contro Eurolandia, bensì contro la City (23), accusata di sfruttare il Paese (24).

Con 1.800 miliardi di Sterline di denaro pubblico investito nelle banche nel 2008 per evitare il collasso, i contribuenti britannici sono infatti coloro che più hanno pagato per il salvataggio delle istituzioni finanziarie. Ed il Governo Britannico potrebbe sì continuare ad escludere tale importo dal calcolo del debito pubblico, sostenendo che si tratta di un “investimento”, nei fatti, però, sempre meno persone ritengono che le banche della City possano riprendersi dalla crisi, soprattutto a causa del peggioramento della seconda metà del 2011: le azioni acquistate dal Governo, infatti, sono già prive di valore. Lo “hedge fund UK” è sull’orlo del collasso (25) … e grazie a David Cameron ed alla City è anche isolato, visto che nessuno viene in suo aiuto, né in Europa né negli Stati Uniti.

Con la bolla cinese (26) che sta per unirsi alla recessione europea ed alla depressione statunitense, la tempesta del 2012 determinerà se David Cameron ed il suo ministro delle Finanze, George Osborne, saranno o meno degni discendenti dei grandi marinai britannici.

 

Ma torniamo ora all’estratto dalla nostra anticipazione sul futuro degli Stati Uniti, per il periodo 2012-2016.

Il futuro degli Stati Uniti – 2012-2016: gli insolventi ed ingovernabili Stati Uniti

In questo numero il nostro team pubblica quindi le proprie anticipazioni sul futuro degli Stati Uniti per il periodo 2012-2016.

Ricordiamo che a partire dal 2006, e dai primi numeri del GEAB, LEAP/E2020 ha descritto la crisi sistemica globale come un fenomeno che avrebbe caratterizzato la fine del mondo del post-1945 per come lo conosciamo, e che segnerà il crollo del pilastro americano, sul quale l’ordine mondiale ha riposato per quasi sette decenni.

Fin dal 2006 avevamo individuato il periodo fra il 2011 ed il 2013 come quello in cui il “muro del Dollaro”, su cui siede il potere degli Stati Uniti, sarebbe crollato.

L’Estate del 2011, con il taglio del rating degli Stati Uniti effettuato da S&P, ha segnato la storica svolta ed ha confermato che l’”impossibile” (27) era effettivamente in procinto di avverarsi.

Oggi pertanto appare indispensabile fornire ai nostri abbonati una chiara visione anticipatrice di ciò che attende il “pilastro” del mondo prima della crisi, nel momento in cui questa ha innestato la “marcia più alta”, nell’Estate del 2011 (28).

Così, secondo LEAP/E2020, l’anno di elezioni 2012, che si apre avendo sullo sfondo la depressione economica e sociale, la paralisi completa del sistema federale (29), il forte rifiuto del tradizionale sistema bipartitico, e la crescente messa in discussione della pertinenza della Costituzione, inaugura un periodo cruciale nella storia degli Stati Uniti.

Nei prossimi quattro anni il paese sarà sottoposto a sconvolgimenti politici, economici, finanziari e sociali, come non ne ha mai conosciuto dalla fine della Guerra Civile che, per un caso della storia, iniziò esattamente 150 anni fa, nel 1861.

Durante questo periodo gli Stati Uniti saranno contemporaneamente insolventi ed ingovernabili, trasformando in “barca alla deriva” quella che fu la “nave ammiraglia” del mondo degli ultimi decenni.

Per rendere comprensibile la complessità del processo in corso, abbiamo scelto di organizzare le nostre anticipazioni intorno a tre aree-chiave:

1 – Lo stallo istituzionale e la rottura del tradizionale sistema bipartitico degli USA.

2 – L’inarrestabile spirale recessione/depressione/inflazione.

3 – Il collasso del tessuto socio-politico degli Stati Uniti.

L’inarrestabile spirale economica degli USA: recessione/depressione/inflazione (estratto)

In effetti gli Stati Uniti concludono il 2011 in uno stato di debolezza senza precedenti dai tempi della guerra civile.

Essi non esercitano più alcuna importante leadership a livello internazionale.

Il confronto tra i vari blocchi geopolitici si sta acuendo, ed essi si trovano a dover affrontare quasi tutti i principali attori mondiali: Cina, Russia, Brasile (e in generale quasi tutto il Sud America), ed ora Eurolandia (30).

Nel frattempo non riescono a porre sotto controllo la disoccupazione, con il tasso reale che ristagna intorno al 20%, avendo sullo sfondo la contrazione senza sosta e senza precedenti della forza-lavoro (che ora è scesa al livello del 2001) (31).

Il settore immobiliare alla base, insieme a quello azionario, della ricchezza delle famiglie americane, continua a vedere i prezzi in calo anno dopo anno, nonostante i disperati tentativi della Fed (32) di facilitare i prestiti all’economia attraverso la sua politica di tassi ad interesse-zero.

Il mercato azionario ha ripreso il suo percorso verso il basso, interrotto artificialmente dai due QE del 2009 e del 2010.

Le Banche Americane, i cui bilanci sono molto più carichi di prodotti finanziari derivati rispetto a quelli delle loro omologhe europee (33), stanno pericolosamente avvicinandosi ad una nuova serie di fallimenti, di cui quello della MF Global è un precursore che indica l’assenza di controlli procedurali e di allarmi, tre anni dopo il crollo di Wall Street del 2008 (34).

La povertà sta gradualmente aumentando nel paese, un americano su sei ora dipende dai buoni pasto (35), ed un bambino su cinque ha vissuto periodi della propria vita sulla strada (36). I servizi pubblici (l’istruzione, il sociale, la polizia, le autostrade …) sono stati significativamente ridotti in tutto il paese per evitare il fallimento delle città, delle contee, o degli Stati.

Il successo incontrato dalla rivolta della classe media e dei giovani (TP e OWS), si spiega con questi obiettivi sviluppi. I prossimi anni vedranno il peggioramento di queste tendenze.

La debolezza nel 2011 dell’economia e della società degli Stati Uniti, è paradossalmente il risultato dei tentativi di “salvataggio” effettuati nel 2009/2010 (piani di stimolo, QE …), e del degrado di una “normale” situazione pre-2008. Il 2012 segnerà il primo anno di degrado a partire da una situazione già gravemente compromessa (37).

Piccole e medie imprese, famiglie, enti locali (38), servizi pubblici, … non hanno più alcuna “imbottitura” per attenuare il colpo della recessione in cui il paese è di nuovo caduto (39).

Abbiamo anticipato che il 2012 avrebbe visto un calo del 30% del Dollaro contro le valute mondiali. In un’economia che importa la maggior parte dei suoi beni di consumo, questo si tradurrà in una corrispondente riduzione del potere d’acquisto delle famiglie americane, in un contesto di inflazione a due cifre.

TP e OWS hanno, quindi, un brillante futuro davanti a loro, poiché l’ira del 2011 diventerà di gran moda nel 2012/2013.

Si conclude così il GEAB n. 60 parte pubblica, che questo mese trasuda sciovinismo eurocontinentale più del solito.

Attenzione! in caso di ripubblicazione totale o parziale o con modifica del contenuto si prega di riportare sempre il link originale alla fonte, il nome dell’autore (Franco per Informazione Scorretta) ed il link al blog: Informazione Scorretta. Tutti i link devono essere attivi.

Troviamo regolarmente nella rete copie di ogni genere della nostra traduzione. Sii anche tu rispettoso e linka.

A presto e saluti felici

Felice Capretta

Note:

(1) Per non parlare delle agenzie di rating, che passano il tempo a cambiare i loro giudizi, prova del fatto che non hanno una metodologia affidabile, e che galleggiano in balia delle pressioni e delle mode.
(2) Che possono così determinare direttamente sia la rilevanza delle nostre anticipazioni che l’onestà delle nostre valutazioni.
(3) Uno sviluppo anticipato dal nostro team per lungo tempo.
(4) Su richiesta di numerosi lettori americani.
(5) Presenteremo le nostre anticipazioni per l’UE nel GEAB N. 61 o N. 62.
(6) Il presidente dell’Unione Europea, Herman Van Rompuy, ha quasi ragione nel dire che, fra pochi anni, questo 2011 sarà giudicato come un “annus mirabilis” per l’Europa. Il nostro team pensa, invece, che sarà il 2012 ad essere l’effettivo anno chiave. Fonte: Le Soir, 13/12/2011
(7) Fonte: New York Times, 2011/10/12
(8) La Banca dei Regolamenti Internazionali ha appena messo in guardia il Regno Unito del fatto che la sua politica di QE è in corso di fallimento. Fonte: Telegraph, 2011/12/12
(9) Qualunque cosa possa oggi dire Angela Merkel.
(10) La Germania, l’Olanda e gli altri paesi con un surplus, sono determinati a tornare su questo argomento quando sarà il momento giusto. E noi manteniamo la nostra previsione sul fatto che il 30% del debito pubblico occidentale non sarà rimborsato nel 2012: in Europa, in Giappone e negli Stati Uniti.
(11) Vale a dire i paesi europei ancora sottomessi a Washington, come la Repubblica Ceca di Vaclav Klaus, i Paesi Baltici e la Svezia.
(12) Tutti i paesi al di fuori dell’Eurozona, ad eccezione del Regno Unito, si sono saggiamente posti in fila dietro la bandiera della moneta unica europea. Ma, naturalmente, essi sono senza alcun dubbio “irresponsabili”, “idioti” o “temerari” … a differenza dei giornalisti dei media anglo-sassoni che sanno, invece, che questa moneta è destinata al fallimento. Proprio come prima del 2008, quando erano convinti dell’invincibilità della finanza anglosassone, oppure come fino alla seconda metà del 2011, quando dicevano che la crisi era sotto controllo! Fonte: Libération, 13/12/2011
(13) Queste visite ad alto livello, oppure la telefonata presidenziale, ampiamente riportate dalla stampa statunitense poco prima del vertice UE, sono diventate una caratteristica dell’amministrazione Obama. Non potendo influenzare gli eventi – dal momento che Eurolandia ha fatto ben capire a Washington di farsi gli affari suoi – tutto questo aiuta Obama a convincere gli americani che Washington sia ancora il “deus ex machina” degli affari europei, anche se mai dal 1945 l’influenza degli Stati Uniti è stata così debole, sul futuro dell’Europa. E’ vero che senza soldi, senza una minaccia comune e senza credibilità per quanto riguarda gli affari economici e finanziari, il compito degli inviati degli Stati Uniti non è certo facile!
(14) Fonte: Euronews, 14/12/2011
(15) LEAP/E2020 ritiene che oggi Angela Merkel sia senza dubbio l’unico “statista” europeo, ed anche occidentale. Non è una grande visionaria, ma è l’unico leader politico che riesce a combinare la necessità di politiche difficili con la visione positiva del futuro. E qualunque cosa si possa pensare, lei mostra un’innegabile determinazione, una qualità necessaria per ottenere cose che in politica sono allo stesso tempo importanti e difficili.
(16) Noi diciamo “invano” per due ragioni. Primo perché gli effettivi tassi attuali non sono quelli utilizzati dalla stampa (vedi tabella sopra), e poi perché, secondo la nostra analisi, Eurolandia nel 2012 o all’inizio del 2013, se i tassi d’interesse continueranno a salire, si incaricherà di raccogliere direttamente una parte degli enormi risparmi europei, allo scopo di ritirarsi alle proprie condizioni dai mercati finanziari anglosassoni … che dovranno accettare un haircut più importante.
(17) A questo proposito, la composizione azionaria delle tre agenzie chiarisce la loro totale mancanza di autonomia decisionale, in quanto esse sono detenute da alcune grandi banche e fondi d’investimento statunitensi (fonte: Bankster). E’ tempo che esse degradino Eurolandia di diverse tacche … in modo che gli investitori siano costretti a fare la loro scelta: credere ai ratings delle agenzie, o contare sui propri punti di vista (fonte: CNBC, 15/12/2011). In definitiva ci sarà una differenza. LEAP/E2020 ritiene che coloro che seguono le agenzie saranno i grandi perdenti di questa crisi finanziaria. Ed il tentativo da parte dei governi europei di “mantenere il loro rating AAA a tutti i costi”, come nel caso di Nicolas Sarkozy, dimostra una cosa soltanto: stanno solo ascoltando i loro amici finanziari. Quando si è Eurolandia e primo blocco commerciale globale, titolare del più grande risparmio globale, etc… uno non potrebbe fregarsene di meno delle agenzie di rating. Le si ignora o le si spezza. Due cose che sono nel programma del 2012 per questa materia.
(18) Gli “hedge funds” della City sono diventati i maggiori donatori del Partito Conservatore (vedi tabella sopra), che è di fatto il loro intermediario politico. E questi stessi “hedge funds” hanno, naturalmente, un affetto speciale per gli euroscettici britannici, di cui Roger Cohen dipinge un quadro particolarmente edificante nel New York Times del 13/12/2011. Quello che gli euroscettici britannici hanno contro Angela Merkel, non è il fatto che lei sia tedesca, ma il fatto che lei non sia una nazista. Se fosse così, i loro timori sulla “razza superiore” potrebbero essere espressi più facilmente all’interno dell’UE.
(19) Che si troverà privo d’influenza sulle decisioni che incidono in un qualche modo sull’argomento. Fonte: Guardian, 2011/10/12
(20) Fonti: Scottish TV, 2011/12/12, Wales Online, 2011/10/12, Indipendent, 2011/05/12
(21) A questo proposito, il nostro team vuole condividere le proprie riflessioni sull’uso del termine “Unito” nel nome dei paesi. Noi crediamo che tutti i paesi o le entità politiche che hanno messo la parola “Unito” o “Unione” nel loro nome, siano condannati alla disunione nel giorno in cui una grave crisi dovesse cambiare gli equilibri interni. Usare il termine “Unito”, maschera nei fatti un fondamentale problema d’identità comune. Ecco perché l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche è crollata, le Province Unite erano nei fatti disunite, e gli Stati Uniti, come il Regno Unito, si trovano ad affrontare crescenti tendenze centrifughe. E’ la ragione per cui l’Unione Europea non è un’entità politica praticabile (è destinata ad essere solo un grande mercato, fonte: Spiegel, 18/11/2011) … a differenza di Eurolandia, che non ha bisogno di aggiungere il termine Unione o Uni per avere una comune identità. Franck Biancheri, direttore di LEAP/E2020, ha così espresso, con questi motivi, la sua opposizione all’adozione del termine Unione Europea, al posto di Comunità Europea, agli inizi degli anni 1990.
(22) E sfruttando appieno la sua capacità di manipolare i mercati valutari e le altre attività finanziarie. Attitudine in rapido declino a causa della crisi e del crescente smascheramento della manipolazione in corso.
(23) Fonte: Independent, 2011/10/12
(24) La City è una reliquia feudale che sfugge ad ogni genuina regola all’interno del Regno Unito. Non fosse altro perché si tratta di un grande centro finanziario dove troppo pochi controllori “controllano”, appoggiati come sono alla vasta rete di paradisi fiscali creati dai “coriandoli” dell’ex Impero britannico. Per informazione, France Télévisions ha appena trasmesso nel 11/2011 un rapporto straordinario sulla City. Si potrebbe dire che la City è una sorta di base “pirata”, come quelle dei corsari barbareschi, che le potenze europee hanno infine sconfitto attraverso le campagne militari del XIX secolo, dopo secoli di pirateria e di contrabbandi di ogni tipo.
(25) Indifferentemente dal fatto che il debito sia pubblico o privato. Così, nel 2012, gli investitori immobiliari britannici non saranno in grado di rifinanziare 156 miliardi di dollari di prestiti. Fonte: Bloomberg, 2011/09/12
(26) Fonti: Telegraph, 14/12/2011, Les Echos, 2011/01/12
(27) Ricordiamo che solo un anno fa sembrava assolutamente folle anticipare un tale collasso. Gli esperti finanziari, i media specializzati ed altri esperti del “futuro come immagine speculare del passato”, consideravano un tale collasso impossibile, o possibile solo dopo che per cinque o dieci anni la situazione finanziaria del paese avesse continuato a deteriorarsi.
(28) Questa esigenza è tanto più elevata poiché media e settori finanziari sono completamente parassitati dal “richiamo” della “crisi dell’euro”, destinato, come abbiamo sottolineato negli ultimi due anni, a nascondere la gravità della situazione al centro del sistema finanziario globale, in particolare a Wall Street e nella City. Il clamoroso fallimento di David Cameron a Bruxelles, la scorsa settimana, dimostra casualmente il panico che regna nel cuore della finanza anglosassone.
(29) Eurolandia, nonostante il suo “handicap”, a lungo presente nei media anglo-sassoni e negli isterici lazzi di Wall Street e degli intermediari della City, ha lavorato per quasi due anni alla costruzione di un nuovo dispositivo politico-istituzionale, per poter attraversare la crisi e prepararsi al mondo del dopo. Al contrario gli Stati Uniti si stanno dimostrando totalmente incapaci della minima iniziativa per potersi adattare al nuovo ordine mondiale, come è stato recentemente dimostrato dal fallimento della Supercommissione per la riduzione del deficit, nonostante il suo limitatissimo obiettivo di ridurlo di 1.500 miliardi di dollari in 10 anni (vedi tabella sopra). La storia degli Stati, come quella della specie, dimostra tuttavia che la capacità di adattamento è fondamentale per la sopravvivenza, ed è una legge che non ha eccezioni.
(30) Nella sua meravigliosa poesia «Se», Rudyard Kipling ha scritto “… Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto/Distorta da furfanti per ingannare gli sciocchi … O se mentono a tuo riguardo/A non ricambiare in menzogne … Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa “. E questo consiglio vale sia per le comunità che per gli individui, poiché la lettura della stampa anglosassone sull’Euro e su Eurolandia ci fa irresistibilmente pensare a questo passo della poesia. Tuttavia, con l’emarginazione del Regno Unito in seno all’UE, e con una più rapida integrazione di Eurolandia (come da nostre anticipazioni), si nota l’attraversamento di una barriera psicologica in Eurolandia: non è più il tempo per evitare di offendere la sensibilità dei nostri “alleati” anglo-sassoni, ma semplicemente quello per proteggerci dagli attacchi dei nostri “avversari” anglo-sassoni. A differenza dei media e degli esperti “mainstream” di Wall Street e della City, Eurolandia non perde tempo “a distorcere le parole per farne una trappola per gli sciocchi”, essa prende in considerazione la realtà per andare avanti “sorridendo e sopportando”, e tagliando al contempo, uno ad uno, i vincoli che la legano ai centri finanziari (ed a quelli politici in seguito) inglesi e statunitensi. Il nostro team non può resistere alla tentazione di fornire un ulteriore esempio della quotidiana “tessitura” di informazioni, di cui la maggior parte degli inglesi e dei media statunitensi hanno fatto una specialità. Così, nella sezione della nostra rubrica “distorsioni dei furfanti per fare trappole per gli sciocchi”, annotiamo che Market Watch ha pubblicato un articolo sul numero del 14/12/2011, dal titolo “I gestori dei fondi temono il breack-up dell’Eurozona”. Ma che cosa scopriamo in questo articolo? Che la loro preoccupazione principale (75%) è l’ulteriore downgrade degli Stati Uniti (il 48% pensa che accadrà nel 2012), e solo il 44% pensava che ci fosse il rischio che un giorno un paese dell’Eurozona l’avrebbe lasciata, senza menzionare un qualsiasi lasso di tempo. Un titolo onesto sarebbe pertanto dovuto essere: “I gestori dei fondi temono un ulteriore declassamento degli Stati Uniti”. Ma come si dice in francese: “à la guerre comme à la guerre (arrangiarsi con quello che si ha)”.
(31) Considerando che la popolazione degli Stati Uniti è aumentata di 30 milioni, si tratta di un incremento del 10%. Fonte: Washington Post, 2011/02/12
(32) Il nostro team pensa che il 2013/2014 fornirà, attraverso il Congresso e tramite un massiccio sostegno pubblico, un’opportunità senza precedenti per chiedere lo smantellamento della Fed. Le credenze anti-Fed dei Tea Parties, e quelle anti-Wall Street dell’OWS, troveranno su questo argomento un irresistibile punto focale.
(33) Fonte: New York Times, 24/11/2011
(34) A questo proposito è interessante notare che le agenzie di rating, guidate da Moody’s, non hanno visto arrivare alcunché di nuovo dal momento che, fino alla fine dell’estate del 2011, MF Global ha avuto una valutazione positiva da queste agenzie … anche quando questa Società stava toccando i conti dei suoi clienti, nel tentativo di sopravvivere. Possano, coloro che credono che i loro investimenti siano meglio protetti a Wall Street o nella City, riflettere su questo “dettaglio”.
(35) Fonte: MSNBC, 11/2011, RT, 2011/08/12
(36) Questi sono numeri che d’ora in poi classificheranno il paese nella categoria sociale del “Terzo Mondo”. Fonte: Beforeitsnews, 29/11/2011
(37) Gregor McDonald dice che il paese non può più generare crescita. Fonte: SeekingAlpha, 2011/05/12
(38) Fonte: Washington Post, 29/11/2011
(39) In realtà la recessione non lo ha mai lasciato dal 2008, con un’eccezione tecnica dovuta a misure macroeconomiche. Ma nessuno mangia macroeconomia … eccetto gli economisti.

Scopri il resto qui: http://informazionescorretta.blogspot.com/2011/12/geab-60-italiano.html#ixzz1gy1QQ0cf

 

Donazioni dei grandi hedge funds al Partito Conservatore Britannico (2001-2011)
Fonte: Financial Times, 12/2011

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