Il NWO dietro ai massacri nelle scuole?

Fonte: luogocomune.net

Dopo il massacro alla scuola elementare di venerdì scorso ho ricevuto diverse e-mail da parte di persone che mi suggerivano come queste siano in realtà black-ops condotte intenzionalmente dal governo americano, sullo stile del ben noto programma di controllo mentale MK-Ultra. Lo scopo sarebbe quello di scatenare una tale indignazione nella popolazione da poter arrivare a togliere agli americani la libertà di possedere e portare armi da fuoco.

Anche nei commenti all’articolo originale sono comparsi suggerimenti di questo tipo: “Siccome il secondo emendamento della costituzione statunitense garantisce il diritto inviolabile di possedere armi, stanno creando il precedente (come hanno fatto a suo tempo – col 911 – per poter emanare il Patriot Act), per far talmente indignare l’opinione pubblica, da poterlo togliere. … Tutto serve per schiavizzare ulteriormente quel popolo, che farà da pioniere per i piani del NWO…. Se ho ragione (e preferirei non averla), ne vedremo di altre di stragi di questo tipo… finché l’americano medio non sarà convinto e rinuncerà ai propri diritti… e comincerà il sequestro delle armi.” Un altro commento diceva: “Lampante che MKUltra è da anni l’artefice di questi fatti.”

E’ chiaro che tutti coloro che fanno suggerimenti di questo tipo non conoscano abbastanza da vicino quale sia la realtà delle armi da fuoco e del secondo emendamento negli Stati Uniti.

Suggerire infatti che il NWO voglia arrivare al sequestro delle armi provocando intenzionalmente le stragi nelle scuole, sarebbe un po’ come suggerire che in Italia il governo provochi intenzionalmente la violenza negli stadi per arrivare ad abolire il campionato di calcio.

In altre parole, l’abitudine a possedere e portare armi in America ………

… è integrata nel tessuto mentale e culturale dell’americano medio almeno quanto lo sia il gioco del calcio nel tessuto mentale e culturale dell’italiano medio.

In Italia non c’è ragazzino, giovane, adulto o persino anziano, che non sappia calciare una punizione con il taglio avvelenato alla Mariolino Corso, fare un colpo di tacco alla Maradona, o tirare un rigore di pieno collo come faceva il grande Chinaglia.

In America non c’è ragazzino, giovane, adulto o persino anziano che non abbia in qualche modo avuto a che fare con le armi da fuoco, e che non sappia la differenza fra un AK-47 e 223 Bushmaster, o che non sappia esattamente quante pallottole tiene il caricatore di una Smith & Wesson calibro 45.

Persino mio figlio, che non ha mai posseduto armi da fuoco, quando ha visto le immagini in televisione dell’arma usata per il massacro alla scuola elementare ha detto: “Ma quella non è un’arma per andare a caccia, quello è un fucile militare. Con quello ammazzi 30 persone per volta senza spostarti di 1 millimetro”.

Quello che non imparano direttamente dalla strada glielo insegnano comunque i videogames.

Ora, pensare che qualcuno si illuda di poter togliere agli americani il diritto di possedere e portare armi significa semplicemente non conoscere la realtà storica di cui stiamo parlando.

Al massimo, quando tutto sarà finito, e quando anche l’ultimo dibattito su questo ennesimo massacro si sarà concluso, si riuscirà, forse, a proporre in Parlamento una legge che obblighi i controlli preventivi su tutte le vendite di armi (che oggi possono essere tranquillamente aggirati in 1000 modi diversi). E forse – ma questo è già molto più improbabile – si riuscirà a tornare a rendere illegali i cosiddetti “assault rifles”, ovvero le armi di tipo militare, come lo erano durante l’amministrazione Clinton.

Ma fu proprio la potente lobbie delle armi, la NRA, a “convincere” molto velocemente i deputati a votare la rimozione di quel divieto durante l’era Bush. Sarà quindi già un miracolo riuscire a tornare alla situazione di 15 anni fa.

Purtroppo quello della violenza delle armi negli Stati Uniti costituisce un enorme problema di tipo culturale, e cercare di inventarsi spiegazioni “complottistiche” di un qualunque altro tipo significa semplicemente allontanare l’attenzione dal cuore del problema.

Massimo Mazzucco

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